Il percorso intende avviare gli studenti alla conoscenza della categoria di “genocidio” al fine di riconoscerne le caratteristiche in un contesto storico determinato ed evitarne un uso improprio e superficiale. Si prefigge inoltre l’obiettivo di avvicinare i ragazzi alla comprensione della complessità della violenza contro gruppi definiti da un’identità specifica, per riconoscerne i segni premonitori in nome del principio del Never Again.
Elena Monari - Istituto Storico di Modena via Ciro Menotti 137 t
Tel.: 059/219442-242377
E-mail: didatticaistituto@istitutostorico.com
Sito: www.istitutostorico.com
Adesione.
Sarà il referente a contattare la scuola per concordare la data.
Se la classe non utilizza il contributo del Comune è possibile pagare presso l'Istituto Storico che rilascerà la ricevuta.
In caso si renda necessario cambiare data, è possibile prendere accordi con la referente. In caso di rinuncia è necessario un preavviso di almeno 3 GIORNI, per evitare la penale del 50%. Nel caso una classe non si presenti il giorno dell'appuntamento, sarà addebitato alla classe l'intero importo.
L'incontro, articolato per gruppi di docenti della stessa scuola o per singoli docenti, è dedicato alla presentazione delle attività e dei materiali utilizzati, alla riflessione sull'approccio utile per un efficace insegnamento/apprendimento della tematica.
E’ possibile scegliere uno tra i seguenti percorsi:
1. Raphael Lemkin e la categoria di genocidio. Metz Yeghérn 1915-16, il genocidio degli Armeni
Il percorso introduce gli studenti alla categoria di genocidio, aiutandoli a riconoscerne gli elementi costitutivi in un preciso contesto storico e a evitarne un uso generico o improprio, spesso sollecitato dalle drammatiche vicende del presente. A partire dal caso del genocidio degli Armeni, avviato nel 1915 nell’Impero ottomano attraverso deportazioni, massacri e violenze sistematiche contro la popolazione armena, causando circa 3 milioni di morti, il laboratorio intende offrire strumenti per comprendere la complessità dei conflitti del Novecento, le loro radici storiche e il lessico necessario per interpretarli con consapevolezza. Il percorso rappresenta un’opportunità per veicolare riflessioni e pratiche di misure preventive contro la discriminazione e la violenza, connotandosi nell'alveo della difesa dei diritti umani universali e della tutela della democrazia e della convivenza civile. L'incontro è organizzato secondo la metodologia didattica del racconto documentato, pratica che prevede una narrazione storiografica svolta dal docente, alla quale il gruppo-classe è invitato ad associare documenti fotografici e/o scritti, inerenti alla sequenza presentata, nonché a svolgere esercizi di comprensione, riflessione e sintesi su una scheda di lavoro individuale.
2. Cambogia 1975-79: utopia totalitaria e contesto geopolitico
Il regime dei Khmer Rossi dal 1975 al 1979 puntò a realizzare un “esperimento sociale” volto a instaurare un’ “utopia ruralista” senza classi, cancellando il mondo urbano e le minoranze etniche (vietnamiti, cinesi, musulmani cham). Tra esecuzioni, lavoro forzato, malnutrizione, questo “esperimento” portò alla morte del 20-25% della popolazione cambogiana (circa 2 milioni di persone). Il percorso ricostruisce gli aspetti ideologici e organizzativi della “macchina del terrore” del regime Khmer, allargando il quadro al contesto geopolitico più ampio degli anni ‘70 nel sud-est asiatico, in particolare all’impatto della guerra del Vietnam sulla società cambogiana e alla rottura politica tra Unione Sovietica e Cina. Si prevede l’utilizzo di fonti memorialistiche, resoconti giornalistici e contributi storiografici secondo una metodologia che alterna racconto e laboratorio. L’obiettivo non si limita ad una conoscenza degli eventi, ma ad una loro piena contestualizzazione nelle dinamiche ideologiche e politiche che portarono al genocidio. In conclusione si proporrà una riflessione su come ha operato la giustizia internazionale per fare luce su crimini e responsabilità.
3. Rwanda 1994: il genocidio dei Tutsi
Dal 6 aprile alla metà di luglio nel piccolo Paese dell'Africa orientale, quasi un milione di persone furono massacrate a colpi di machete, mazze chiodate e armi da fuoco. Questo fatto ha radici lontane che vanno indagate nella storia coloniale: la dominazione tedesca prima (1884-1919), poi quella belga (fino al 1962) hanno alimentato una conflittualità interna che esplose con i massacri del 1994; le colpevoli inerzie e le ambiguità della comunità internazionale impedirono interventi umanitari risolutivi (fallimento dell'Operazione Turquoise, gestita dalla Francia su mandato dell’ONU). L’obiettivo del laboratorio non si limita ad una conoscenza degli eventi, ma punta a una loro attenta contestualizzazione nelle dinamiche storiche e geopolitiche che portarono al genocidio e alla destabilizzazione dell’area. In conclusione si proporrà una riflessione su come ha operato il Tribunale penale internazionale per il Ruanda per fare luce su crimini e responsabilità. Si prevede l’utilizzo di fonti memorialistiche, resoconti giornalistici e contributi storiografici secondo una metodologia che alterna racconto e laboratorio.
4. Un genocidio nel cuore dell'Europa: il caso di Srebrenica.
Il laboratorio introduce gli studenti al concetto di genocidio attraverso un approccio storico e critico, partendo dalla definizione della Convenzione ONU e applicandola a un caso concreto: il massacro di Srebrenica, primo genocidio in Europa dopo la Seconda guerra mondiale. Nel corso delle guerre jugoslave, le forze serbo-bosniache, guidate dal generale Ratko Mladić, nel luglio 1995 occuparono la cittadina di Srebrenica, dichiarata “zona protetta” dall’Onu. Nonostante la presenza dei “caschi blu” olandesi, i soldati di Mladic in pochi giorni massacrarono sistematicamente oltre 8000 civili maschi, sepolti poi in fosse comuni per nascondere il crimine. L’attività in classe alterna racconto, analisi di fonti, uso di mappe interattive per sviluppare la capacità di interpretare eventi complessi. L’obiettivo non è solo conoscere gli eventi, ma comprendere i meccanismi storici e politici che hanno reso possibile la violenza di massa. Il laboratorio invita inoltre a riflettere sul ruolo della comunità internazionale e sulla costruzione della memoria storica.


